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6 commenti inseriti:
alberto accorsi ha detto,
il 05/05/2009 alle 22:23 :
Commento a Ladybird on a fire
Inizia, ,Claudia Cardi, giocando con il titolo del libro più noto di Celine :Viaggio al termine della notte ,viaggio e notte,appunto.Senza cogliere al volo l’ allusione, l’asimmetria colpisce e può sconcertare.Perlomeno a me è successo ,forse perchè mi sforzo di vederci chiaro e non digerisco le dissonanze gratuite. Di musica atonale del resto si tratta ,con brani classicheggianti intercalati nella tessitura della composizione.Alla Stravinskij?Forse. Del resto nel titolo compaiono l’uccello e il fuoco.Classicheggianti nel senso del tessere metafore tramite un lessico e una sintassi normali. Un esempio soltanto tra i diversi: “c’è sempre un rumore di fondo e gli assoluti fanno la loro ruota,inutili pavoni a cui ci si aggrappa per quell’attimo di ipnosi che i grandi capi si ostinano a prescriverci” .Scrittura densa ,pregnante,verrebbe da dire gravida ;non solo organismo essa stessa ma atta generarne altri subspecie di pensieri,riflessioni. Insomma mi pare che, a tratti, si abbia a che fare con l’aria infuocata che spira tra le venerate Illuminations di Arthur Rimbaud.E così sia.
Giovanna Mezzogiorno ha detto,
il 06/05/2009 alle 17:16 :
complimenti per la punteggiatura.
alberto accorsi ha detto,
il 16/05/2009 alle 14:57 :
nota a italian dream: Quasi tutta l’agenda è dettata dalla Storia ossia dai mezzi di comunicazione di massa. Il tono dei commenti è ironico e pungente,senz’altro disincantato. Di più, Claudia intreccia con gli avvenimenti della cronaca ufficiale anche una sua storia,ad esempio:
30 Ottobre Per scrivere la tesi ho impiegato un tempo esorbitante. Il caos della mia testa e i casini della mia famiglia. Un bel condimento come al solito. Ora son cinque mesi che l’ho consegnata. Ma a nessuno frega un cazzo. Non pensavo si dovesse chiedere anche di leggerla. C’è sempre qualcosa che non va come si pensa ma non è mai chiaro. Il principale spreco dell’università riguarda il tempo degli studenti. Praticamente dovuto secondo i capi. Invece è la prima inciviltà che si tira dietro tutte le altre. E di questo non si dice mai. Continuano a parlarmi di libri. Assurdità di carta. Mi sento stupida
3 Novembre C’è una donna che ha ereditato dal padre un mestiere bellissimo, salvare le piante. Sono alberi da frutta che nei secoli hanno sfamato tanta gente. Ma il mercato oggi le ha dimenticate. Bisogno di velocità, e in questo viene meno l’attenzione per le cose preziose e che vivono con maggiore lentezza. Naturalmente nessuno la finanzia. Così anche per le persone.
Non si tratta di marginalia ,con un tono disteso, Claudia accenna a problemi giganteschi quali l’impermeabilità della scuola e dell’università a cambiamenti che mettano davvero al centro gli studenti,il ruolo pervasivo del mercato ...cose vissute o percepite come tali, che di solito, “non fanno notizia”,si accontentano di rovinarci la vita.
Luca Malventi ha detto,
il 02/06/2009 alle 04:02 :
Catrame è morto dopo due anni di vita, ovvero non esiste più dal numero 18 in poi. tecnicamente Catrame (fanzine/anarcoide/ribelle/alternativa/giovane/che mette sempre in discussione se stessa e il mondo che la circonda/per la libera circolazione delle idee) muore nel momento stesso in cui anche Manuel esce dalla redazione, dopo che già Taliesin, Due, Federico ed io, per un motivo o per un altro, avevamo in precedenza abbandonato (cito dal primo punto del "manifesto" del maggio 2005: "CATRAME è nato dopo mesi di gestazione lenta: una rivista letteraria tenuta in piedi da studenti dell’Università degli Studi di Pisa di varie facoltà [Lettere,Ingegneria], tra loro amici, tra loro differenti per convinzioni e forma mentis"); in quello stesso momento, con l'abbandono anche di Manuel, la fanzine nata anarcoide, antiborghese e ribelle, ma soprattutto la fanzine di *un gruppo* (e che quindi grazie agli apporti di tutti poteva sempre godere di una certa varietà d'intenzioni, scritti e idee) diventa il palcoscenico di un solo ego stanco, vagamente ignavo e dedito a grandi maiuscole quali Io, Famiglia e Dio (come bene si resero conto anche un ex collaboratore esterno - il Vaj - e Barbara Bernardini, collaboratrice direi "storica" di Catrame, cervelli che scrissero le loro opinioni sul vecchio forum, vecchio forum poi dopo furbescamente cancellato dai redattori, forse per evitare in questo modo di dover rispondere apertamente alle critiche ricevute). solo taluni scritti della Ciardi, ancora in un certo senso *di sinistra*, rischiarano talvolta la scena, ma si tratta per lo più di mosche bianche, così come sono assai rari i collaboratori esterni che ormai riescono a farsi pubblicare scavalcando la rigida selezione (di Azathoth). il sito web, poi, si è ridotto ad essere la deformazione svogliata di quel che era in precedenza, tanto è pieno di sviste html e link che non portano a niente. come già scrissi altrove (per la precisione sul vecchio forum ora censurato) le fasi catramiche sono state 3: la prima fase, durata dal numero 0 al numero 12 compreso (fase vivace che godeva della normale spinta iniziale dovuta alla novità, fase dinamica e controcorrente, con un gruppo di vari autori all'interno della redazione, sempre nuovi collaboratori esterni, voglia di originalità); la seconda fase, quella dal numero 13 al numero 17 compreso (fase ancora abbastanza creativa, con ancora sufficienti collaboratori esterni, un'aria generale che era ancora per certi versi simile al manifesto iniziale, anche se si avvertiva una certa stanchezza); e la terza fase, quella dal numero 18 a tutt'oggi (fase dell'oblio totale, in cui intimismo, sciatteria e stasi sono le parole chiave della nuova politica di redazione). adesso, con l'ultimo numero, si tocca veramente il fondo di tutto quello che poteva essere negativo nell'ultima fase di gestione (la fase "dello stupro del cadavere"). questo numero 23, infatti, non soltanto è un numero monografico il cui tema centrale sembrano essere i pensieri e la scrittura di Giannese e Ciardi, e il cui scritto di Romagnoli può apparire come un incidente di percorso (se non si considera subito dopo che la poesia che propone potrebbe esser avvicinata e non poco al modo di scrivere e vedere del Giannese), ma appare per la prima volta una copertina spiccatamente autoreferenziale in cui i redattori superstiti sembrano voler dichiarare al mondo una volta per tutte che cos'è Catrame adesso: non più una fanzine anarcoide, ribelle e antiborghese, un sottoprodotto del *punk* e di un gruppo di persone diverse, ma esattamente il suo contrario, ovvero un luogo privato gestito da un paio di persone che si pubblicano a vicenda, dedito all'autoesaltazione e alla posa che nasconde una reale povertà di contenuti e di varietà letteraria. eppoi, chi sono quelle 2 persone che sono visibili nella copertina di questo numero 23? perché non compaiono tra i membri della redazione? perché al contrario Federico, che non partecipa più attivamente a Catrame dal numero 11, ancora appare nella pagina Autori? e con quale tragica comicità si riesce a proporre su 5 scritti, ben 4 a firma dei soliti 2 autori della rivista? con che coraggio si parla ancora di controcultura e di *rivista* (rivista che poi vorrebbe apparire addirittura aperta alle collaborazioni esterne)? per quale motivo non creare un blog personale dove sfogare tutti i propri sfoghi esistenziali (dopo aver preventivamente eliminato la possibilità di commento da parte dei lettori, vista la politica attuale che sembra piacere tanto all'attuale gruppo di redazione)? allora la soluzione per il futuro di Catrame, questa creazione che un tempo fu anche mia, e che di mio ha ereditato i presupposti, il manifesto e il sito (così tanto mal gestito) potrebbe essere la seguente: Catrame potrebbe chiudere e rinascere in altra forma, con un altro logo, un altro nome e con nuovi presupposti; al suo posto potrebbe riaprire un nuovo progetto redazionale, con nuovi rimandi culturali, in un più adeguato contenitore di idee, simboli e presupposti rispetto a questo attuale che ormai parla la lingua di un panorama controculturale che, purtroppo, non esiste più. ma questo non viene fatto: si preferisce continuare l'errore, spinti magari da orgoglio e inerzia, piuttosto che ammetterlo e uscire allo scoperto per quello che si è veramente. impiegarsi.
Alberto Giannese ha detto,
il 03/06/2009 alle 12:18 :
Ciao Luca. Fondamentalmente quello che mi indispettisce (nota: non dico dispiace) è la totale mancanza di fiducia nella buonafede altrui. Tu pretendi che una rivista che hai lasciato viaggi sui binari che avevi ipotizzato per lei e ti incazzi perchè non è così, ma "avevi a pensarci prima", mi pare. In realtà il Catrame che hai in testa è morto quando sei uscito Tu dalla rivista, non Manuel, ed è un qualcosa di perfettamente fisiologico. Era la tua idea di Catrame ad essere "anarcoide/ribelle/giovane... e antiborghese", un'accozzaglia di termini che parla più delle varie speranze da diciottenne di buona volontà che il tentativo, magari vano e un po' pedissequo, di cercarsi un proprio percorso nel Mondo. Mi spiace che suoni come un attacco personale invece che come una risposta, ma sai che non credo alla distinzione tra testo e personalità. Il mio ego è davvero "stanco e vagamente ignavo", ma a differenza del critico, che si fa i suoi articoletti a casa con la penna affilata, ci sa ancora mettere la faccia sul palco. Quando troveremo qualcun altro valido come i passati redattori gli chiederemo di entrare in questa Fanzine, fino ad allora rimarremo quelli che siamo. E nessuno poi può venire a chiederci coerenza per quanto riguarda la redazione, se Fede compare o non compare, se appare in copertina gente che, pur non scrivendo, magari fa il lavoro "sporco" e duro: Catrame non ha mai millantato coerenza, perchè, secondo le teste dei rimasti (e a quello che ne so anche dei vecchi redattori) la coerenza è un paradigma del cazzo. Due delle cose che dici sono sicuramente giuste: il sito è pieno zeppo di errori, mea grandissima culpa, ma non è un aspetto che "l'attuale gruppo di redazione" ritiene essenziale; Catrame, contrariamente a quelli che potevano essere gli sviluppi futuri che avevi pensato, non si è mai mossa per entrare nel novero delle riviste "serie": grafica più curata, maggiore organizzazione, coerenza interna, possibilità di vendita, e puoi star certo che non intraprenderà questo percorso. Il manifesto va modificato, in quanto le idee attuali, in parte, non corrispondono più a quelle che erano le idee iniziali (idee di sei individui, di cui quattro non pretendono che si seguano le loro orme ora che hanno lasciato la barca per dedicarsi ad altro). Sei liberissimo di pensare quello che vuoi dell'attuale fase, che sia autoreferenziale, che solo alcuni scritti siano "ancora in un certo senso di sinistra" (concetto che, da solo, basta a farmi correre i brividi lungo la schiena) ma le censure ci sono solo nella tua testa, dove proprio nessuno all'infuori di te potrà eliminarle. "La rigida selezione", poi, con buona pace tua e di Azathoth, diventerà sempre più rigida, perchè col passare del tempo quello che ci sembrava buono e pubblicabile ci appare meno bello, ed è anche questo un segno del progredire, nel bene e nel male, di un individuo come di una rivista: capita pertanto anche di scartare trenta collaboratori su trenta, e di aspettare per dei mesi che si faccia vivo qualcuno con un bel pezzo, e poi di stampare un numero in cui quattro scritti su cinque sono a firma Ciardi e Giannese. Per quanto riguarda i miei scritti, e queste sono le uniche critiche che ritengo serie, in quanto, da lettore, si rivolgono ai brani che la rivista veicola e non alla gestione di Catrame che non ti compete più, hai ragione, si articolano principalmente sull'io e in parte sulla famiglia e Dio. Per due ragioni: primo faccio una fatica boia a capire cosa sono e perchè e come cambiarmi nelle cose che di me non mi piacciono, secondo non rinnego quello in cui sono nato, che pure per tanti aspetti odio eppure vezzeggio: una famiglia piccolo-borghese con i valori cattolici bene al centro dell'esistenza, nella loro povertà culturale, nel loro concettino di benessere e nella leziosità schifosa del fai del bene ma pensa fondamentalmente a te.
Concludendo, non sta dunque a te decidere del futuro di Catrame, visto che per motivi tuoi hai deciso di uscirne; le tue opinioni, qualora non siano viziate da astio e malafede, sono bene accette come quelle di chiunque altro, e se la risposta ti appare impermeabile alle critiche è perchè tu non scrivi da lettore ma da uno che vorrebbe fare il padrone in una casa in cui, per sua propria scelta, non vive più.
Luca Malventi ha detto,
il 05/06/2009 alle 03:48 :
Beh, dai, aver letto che ammetti che il sito è aggiornato piuttosto male e che il manifesto andrebbe aggiornato è per me già fonte di infinita soddisfazione. Ognuno fa quel che può. Ciao e in bocca al lupo per lo "sporco" e duro lavoro.
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